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PAC post-2027 e Mercosur:
verso un destino incrociato
di ANTONIO OLIVA
La Politica Agricola Comune (PAC) 2028-2034 e l’accordo commerciale Ue-Mercosur proseguono il loro cammino fra “frenate e accelerate” in un quadro in chiaroscuro, non ben delineato, che andrà sicuramente seguito con molta attenzione.
Ma vediamo nel concreto la situazione di entrambe le questioni che hanno acceso il dibattito a livello europeo e che sicuramente ci riserveranno molte sorprese anche per il futuro.
Per quanto riguarda l’aspetto della PAC post-2027, occorre ricordare che la Commissione europea ha presentato il 16 luglio 2025 la sua proposta per un Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) per il periodo 2028-2034, pari a quasi 2 mila miliardi di euro, ossia l’1,26% del reddito nazionale lordo dell’Ue in media nei prossimi sette anni.
La proposta è risultata molto divisiva, sia a livello politico sia a livello di Organizzazioni di categoria: in particolare, gli agricoltori sono scesi sul piede di guerra per le penalizzazioni previste nell’ambito della nuova PAC, che vedrà tagliate le risorse di 86 miliardi di euro, passando da 386 miliardi del periodo 2021-2027 a 300 miliardi annunciati per il nuovo periodo 2028-2034, con una riduzione quindi di oltre il 20%.
Non solo. Gli agricoltori europei contestano l’intera architettura della futura Politica Agricola Comune, che si proietta in una dimensione sempre più nazionale e meno comunitaria.
Tutto ciò, secondo le Organizzazioni professionali agricole, non consente di affrontare le emergenze e le sfide che il settore primario europeo sta vivendo, mettendo in serio rischio la sicurezza alimentare e il futuro stesso del settore. Ed ecco la novità.
Il 9 febbraio scorso la Corte dei conti europea, nel suo parere fornito al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Ue, formula osservazioni sulla futura impostazione e attuazione della PAC post-2027 al fine di garantire la sana gestione finanziaria, la rendicontabilità e il valore aggiunto dell’Ue. La Corte mette in guardia contro i diversi rischi derivanti dall’incertezza e della scarsa chiarezza, sottolineando la necessità che i finanziamenti dell’Ue restino tracciabili.
L’Istituzione addetta al controllo finanziario osserva poi che le complicate modalità di programmazione e approvazione, combinate con un’architettura giuridica della PAC complessa, rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari e ritardando l’erogazione dei fondi, compromettendo anche l’obiettivo della semplificazione.
Le Organizzazioni agricole italiane ed europee, commentando il parere della Corte dei conti relativo al budget e all’impalcatura della nuova PAC, hanno condiviso le raccomandazioni espresse ed hanno evidenziato la necessità che la Commissione europea prenda atto dei rischi messi in luce dalla Corte.
La complessità della prossima programmazione rischia infatti di non permettere la realizzazione degli obiettivi stessi della Politica Agricola Comune: è invece indispensabile garantire una politica agricola adeguata alle sfide a cui il settore è chiamato anche dalle evoluzioni in atto a livello internazionale.
Nel merito del secondo aspetto relativo all’accordo commerciale Ue-Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay), occorre anche qui ricordare che il Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sottoscritto il 17 gennaio scorso in Paraguay l’intesa che darà vita ad un mercato di oltre 700 milioni di persone, la più grande zona di libero scambio al mondo.
Il via libera all’accordo è stato dato il 9 gennaio scorso dal COREPER, il Comitato dei Rappresentanti Permanenti degli Stati Membri dell’Ue con maggioranza qualificata.
L’accordo è stato accompagnato da differenti posizioni a livello politico ed economico, delineando di fatto un quadro in chiaroscuro: per alcuni si aprono nuove opportunità, per altri si prospettano invece forti penalizzazioni.
In particolare, il mondo agricolo europeo, con in primo piano l’Italia, ha contestato i termini dell’accordo anche con vibranti proteste, in quanto l’intesa contiene alcune criticità rilevanti: la perplessità principale riguarda il principio di reciprocità, fondamentale per garantire un commercio internazionale equo e trasparente.
Ed ecco la novità che arriva da Strasburgo, anche per questa questione.
Il Parlamento europeo il 20 gennaio scorso ha deciso di chiedere alla Corte di Giustizia dell’Unione europea di valutare se l’accordo Ue-Mercosur sia conforme ai Trattati europei. L’Aula di Strasburgo, con una maggioranza risicata e in modo trasversale agli schieramenti politici, ha adottato una risoluzione che chiede un parere giuridico alla Corte di Giustizia sull’accordo.
L’iniziativa dell’Europarlamento è stata accolta con favore dal mondo agricolo che ha giudicato la decisione assunta dai Parlamentari in linea con le posizioni a suo tempo assunte dal settore, ribadendo come questo accordo sia divisivo e non vantaggioso per l’agricoltura italiana ed europea.
Sostanzialmente, il mondo agricolo ha evidenziato che le politiche commerciali internazionali devono tenere assolutamente in considerazione il principio di reciprocità, che deve essere alla base degli accordi commerciali: non sono concepibili intese che premiano standard produttivi più bassi, mentre agli agricoltori europei viene chiesto di produrre di più e in modo sostenibile.
Aspetto condivisibile, in quanto in un periodo di forti incertezze geopolitiche è importante tutelare il settore primario che oggi contribuisce in modo determinante alla sua stabilità economica, oltre che alla sua sicurezza alimentare con cibo sano e di qualità.
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