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Nuove norme dell’Ue per
affrontare la crisi abitativa
di ANTONIO OLIVA
La Commissione europea ha proposto il 9 settembre scorso una bozza di regolamento sull’edilizia abitativa a prezzi accessibili per sostenere gli Stati membri e le città nell’affrontare la questione dell’accessibilità e della disponibilità di alloggi nelle zone soggette alle maggiori pressioni.
Lo rende noto un comunicato della Commissione dove si sostiene che la mancanza di alloggi a prezzi accessibili è diventata una delle preoccupazioni più urgenti per gli europei: dall’ultimo sondaggio di Eurobarometro risulta infatti che oltre il 50% degli abitanti delle città considera l’alloggio un problema immediato e urgente nel luogo in cui vivono.
Secondo Bruxelles, la proposta contribuisce ad affrontare queste preoccupazioni: la crisi abitativa indebolisce anche la competitività, limitando la mobilità del lavoro e dell’istruzione.
Immediato il commento di Confedilizia che boccia la proposta senza mezzi termini e scende in campo per fermare l’iter legislativo.
“Al netto delle forti perplessità sulla stessa competenza dell’Unione europea a intervenire su questa materia, la bozza di regolamento Ue sulla casa è inaccettabile”, sostiene Giorgio Spaziani Testa, Presidente della Confederazione Italiana Proprietà Edilizia.
“Si tratta – aggiunge il Presidente – di un testo gravemente lesivo della libertà contrattuale e del diritto di proprietà, che arriva persino a consentire limitazioni all’acquisto e all’utilizzo di immobili non destinati ad abitazione principale, oltre che all’attività di locazione breve”.
Spaziani Testa rincara la dose e rimarca con forza: “È un esercizio di dirigismo in purezza, predisposto da funzionari lontani dalla realtà, che confidiamo non veda mai la luce”.
Ritornando alla proposta dell’Ue, la Commissione europea evidenzia che in alcune città e destinazioni turistiche popolari, dove la pressione sugli alloggi è più forte, il crescente uso di alloggi per scopi diversi dalla residenza primaria può aggravare la disponibilità e l’accessibilità economica. La proposta legislativa risponde a queste preoccupazioni altamente localizzate; offre alle autorità pubbliche la certezza del diritto quando scelgono di agire, sulla base delle specificità locali, nell’ambito del diritto dell’Ue.
Alcuni Stati membri hanno già adottato misure per allentare tali pressioni, ma hanno dovuto affrontare sfide giuridiche in merito alla compatibilità con il diritto dell’Ue. La bozza di regolamento sugli alloggi a prezzi accessibili risponde alla richiesta degli Stati membri e dei comuni di una maggiore certezza del diritto su come possono agire nel contesto del mercato unico dell’Ue.
Sempre secondo l’Esecutivo di Bruxelles, la proposta sull’edilizia abitativa a prezzi accessibili costituisce il primo quadro comune europeo in assoluto per valutare le misure connesse all’edilizia abitativa che incidono sul mercato unico. La decisione sull’opportunità di agire e sulle misure da adottare spetta alle autorità competenti; le scelte in materia di politica abitativa rimangono nazionali, regionali e locali.
La proposta è intesa a fornire chiarezza giuridica alle autorità, quando scelgono di intervenire, nelle zone soggette a stress abitativo, salvaguardando nel contempo il mercato unico e nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà.
Le nuove norme sono concepite per aiutare le autorità competenti a individuare le “zone soggette a stress abitativo” utilizzando una metodologia comune. Qualora decidano di limitare l’uso degli alloggi, ad esempio per gli affitti a breve termine o le abitazioni vuote, le autorità devono dimostrare che ciò contribuisce alle pressioni locali in materia di alloggi e garantire che le misure siano mirate, necessarie e proporzionate.
Per quanto riguarda gli affitti a breve termine, qualsiasi misura deve essere mirata ad attività che riducono il parco immobiliare disponibile per l’uso a lungo termine, in particolare quando la loro portata, frequenza o carattere commerciale aggravano la pressione abitativa. Prima di introdurre restrizioni, le autorità devono anche dimostrare che l’attività di locazione a breve termine ha avuto un effetto negativo significativo sull’accessibilità economica o sulla disponibilità degli alloggi per almeno tre anni e che misure meno restrittive non sarebbero altrettanto efficaci.
Bruxelles sottolinea che gli affitti a breve termine non sono l’unica forma di uso non primario degli alloggi che può aggravare le pressioni abitative. Le autorità stanno inoltre adottando misure che incidono sull’acquisto o sull’uso di immobili residenziali, ad esempio per affrontare le seconde case o i posti vacanti prolungati.
L’Ue parte dalla considerazione che l’iniziativa si prefigge di tutelare la certezza del diritto e il legittimo affidamento: le condizioni connesse all’acquisizione non possono applicarsi retroattivamente, devono essere previste opportune disposizioni transitorie e le misure relative ai posti vacanti a lungo termine dovrebbero tenere conto dei periodi giustificati di non occupazione.
Per i residenti nelle zone sotto pressione, l’obiettivo è che le misure adottate a livello locale siano più mirate, meglio supportate da prove e riesaminate nel tempo e siano accompagnate da azioni volte ad aumentare l’offerta di alloggi.
Nel comunicato si precisa infine che la proposta sostiene le autorità nei loro sforzi per aumentare l’offerta di alloggi nelle zone che ne hanno più bisogno, anche attraverso una pianificazione e un’autorizzazione più rapide della ristrutturazione di nuove costruzioni e del cambio di destinazione degli edifici, agevolando inoltre gli investimenti. Le autorità sono poi incoraggiate a concentrare tali sforzi per aumentare l’offerta di alloggi attraverso piani di accelerazione dedicati.
La proposta legislativa passerà ora al Parlamento europeo e al Consiglio secondo la procedura legislativa ordinaria. Parallelamente, la Commissione continuerà a collaborare strettamente con gli Stati membri e tutte le parti interessate per attuare il piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili.
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